Lombardia, inchiesta camici: Fontana avrebbe avuto un ruolo attivo

da Giusy Chiricò
46 visualizzazioni

Quella dei camici non è nata come donazione ma come un affidamento diretto. È questa la tesi della procura che si basa su elementi di prova che secondo l’accusa racconterebbero tutta un’altra storia nella genesi della vicenda che vede oggi indagati Andrea Dini, cognato di Attilio Fontana e numero uno della società Dama titolare del marchio “Paul&Shark”, e l’amministratore delegato di Aria, la centrale acquisti regionale, Filippo Bongiovanni. Ulteriori elementi racconterebbero come questa sia effettivamente diventata una donazione, ma solo dopo che i giornalisti di Report hanno cominciato a fare delle domande.

Per la procura il presidente della Regione Attilio Fontana (non indagato) avrebbe avuto un ruolo attivo nella vicenda: avrebbe fatto modificare il contratto da vendita a donazione perché sarebbe stato consapevole che quell’affidamento favoriva una società legata a sua moglie. Il fascicolo per turbativa d’asta ha al centro la commessa di 75mila camici per un totale di 513mila euro offerti da Dama ad Aria durante il picco dell’emergenza Covid. Camici che sono stati consegnati solo in parte.

Nella giornata di venerdì 10 luglio c’è stata un’audizione fiume di oltre sette ore in procura per chiarire ruoli e decisioni nella fornitura alla Regione dei 75mila camici da parte Dama, la società del cognato del presidente Attilio Fontana, Andrea Dini, proprietario della srl di cui la moglie Roberta Dini detiene il dieci per cento.

Leggi anche