Oltre 2 milioni di lavoratori indispensabili in Lombardia. Le accuse dei sindacati

da Benedetta Maffioli
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Sono oltre 2 milioni i lombardi che sono al lavoro nonostante il blocco delle attività produttive causato dall’emergenza Coronavirus, il 58% del lavoratori totali osservati in regione.
a dirlo uno studio commissionato dall’Ires-Cgil nazionale e realizzato dalla società Open Corporation, che ha stilato una lista di aziende e lavorati che nonostante il DPCM del 22 marzo continuano l’attività perché ritenuta essenziale.

Secondo la ricerca, in Italia, sono oltre 800 mila le imprese rimaste aperte ovvero il 39,9%. e solo In Lombardia sono oltre 155 mila, ovvero circa il 38,8%. A Bergamo e Brescia la percentuale delle imprese chiuse, invece, raggiunge il 65% delle imprese osservate, ovvero un valore leggermente più alto della media regionale e nazionale.

Numeri ancora troppo alti per i sindacati, che in un incontro avvenuto tra i segretari generali di Cgil Cisl e Uil e i ministri dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri, hanno chiesto una stretta sulla lista delle attività produttive considerate indispensabili per il paese in questa fase.

Il problema infatti, riguarda il codice Ateco, il numero identificativo alfanumerico che viene fornito all’’apertura di una nuova attività con il quale è possibile stabilire la categoria di pertinenza dell’attività e che è stato utilizzato dal governo per decidere quali aziende fossero indispensabili e quali meno.
il problema di questo codice, infatti, è la sua genericità con categorie troppo ampie: un esempio il settore chimico, considerato tra le attività essenziali, ma esso comprende anche la cosmesi e così chi produce mascara o rossetti rientra nelle produzioni essenziali.

Un altro problema che ha denunciato il segretario segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, nel corso della videoconferenza dei sindacati con il governo, è che alcune imprese stanno cambiando il loro codice Ateco proprio per poter continuare a produrre “ Non è possibile giustificarle – commenta Landini – secondo il segretario solo a Brescia e solo nella giornata di lunedì sarebbero arrivare oltre 600 richieste, a Milano 1000.

La mappa delle province lombarde è comunque variegata: quella in cui si continua a lavorare di più è quella di Sondrio, con il 68 per cento delle aziende funzionanti. A Bergamo, le aziende ritenuto indispensabili sono il 56,4 per cento. In provincia di Lodi, la ex zona rossa, il 63 per cento quasi due su tre. A Milano anche le cifre sono alte, le attività aperte sono il 63,7 per cento.
all’ultimo posto, Mantova dove è in funzione solo il 38,2 per cento delle aziende.

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