In un anno 12mila residenti in meno, è fuga da Milano

da Giovanni Migone De Amicis
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Era il 30 settembre 2019 e il sindaco Beppe Sala accoglieva a Palazzo Marino per un caffè Andrea, cittadino numero un milione e quattrocento mila. Un traguardo che il primo cittadino aveva festeggiato sui social. Milano cresceva e alla fine del 2019 sarebbe arrivata a superare la quota di 1.404 mila residenti.

Un anno e una pandemia dopo, i numeri raccontano un’altra città: è stato il sindaco a dipingere questo ritratto: “Milano ha perso 12 mila abitanti e purtroppo abbiamo avuto 5.700 deceduti per Covid”. Numeri riportano il conto totale a 1 milione 392mila residenti a fine 2020. Un crollo verticale, se si pensa che nell’ultimo decennio la popolazione milanese è cresciuta di 146mila unità.

Certo, i decessi dovuti al Covid sono una quota importante, ma anche quella di chi ha scoperto la possibilità di non dover fisicamente stare a Milano per poter lavorare non si può ignorare. Lo smart working, o home working, come preferisce definirlo Sala, è uno strumento utile se usato nel modo corretto e se inquadrato in una normativa ben definita. Per ora, si è tradotto spesso in una fuga dalla città. Che, sommato alla perdita totale di turisti e alla drastica riduzione di pendolari, mostra una Milano svuotata.

Ma non per questo una città che si arrende: “Io sono preoccupato per i prossimi 24 mesi, ha aggiunto Sala, ma la Milano del 2026 sarà anche meglio: ambiente, trasformazione digitale ed equita’ sociale. Chi le interpreterà meglio saranno le città ed è qui che la gente vorrà stare. Dove si possono avere momenti di condivisione e di conoscenza di cultura e di valori”.

Tra le preoccupazioni più attuali c’è quella di riuscire a riportare i flussi turistici ai livelli del 2019, quando Milano aveva accolto 10 milioni di visitatori. Purtroppo, ha concluso il sindaco, ci vorranno almeno due anni.

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