Covid, è emergenza lavoro: richieste 117 milioni di ore di CIG a Milano, Monza e Lodi in soli 2 mesi

da Benedetta Maffioli
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È emergenza lavoro in Lombardia: e i dati sulla cassa integrazione di aprile e maggio danno prova della portata dello tsunami che si è abbattuto sulla Regione a causa del coronavirus. Tra le province di Milano, Monza Brianza e Lodi, infatti, in soli due mesi, sono state 117 milioni le ore di cassa integrazione richieste complessivamente dalle aziende. 

Un incremento che supera del 43 per cento le 82 milioni di ore richieste in tutto il 2020, anno considerato come il picco della crisi economica partita nel 2008. 

E se si pensa a tutta la Lombardia le stime sono anche peggiori, ad aprile e maggio sono state autorizzate 295 milioni di ore di CIG, pari in soli due mesi al 95 per cento di quelle concesse nell’intero 2020. 

I dati che preoccupano sono contenuti in un indagine sul lavoro realizzata da Assolombarda, insieme a Cgil, Cisl e Uil Milano che rivela come in pratica un quinto della forza lavoro presente nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi, abbia richiesto l’ammortizzatore sociale, per una stima di 340 mila lavoratori. 

Nel dettaglio sono state 53,7 milioni le ore di cassa integrazione autorizzate a maggio, 63,5 milioni quelle richieste ad aprile. 

“Un dato preoccupante che mostra chiaramente come i territori di Milano, Monza Brianza e Lodi siano stati tra i più colpiti in Lombardia dal Covid e dal lockdown, con pesanti ripercussioni su produzione e occupazione – ha dichiarato Alessandro Scarabelli, Direttore Generale di Assolombarda, che ha continuato – L’attuale situazione del mercato del lavoro è certamente influenzata dal blocco dei licenziamenti e dall’attivazione degli ammortizzatori sociali, ma si tratta di soluzioni di emergenza che non possono durare a lungo. Servono misure che producano crescita e che rilancino la domanda interna”.

La conferma della situazione critica attuale arriva anche dai dati su occupazione e assunzioni. In Lombardia tra gennaio e marzo si rileva una diminuzione di -3 mila occupati, indotta soprattutto da un calo degli occupati indipendenti; con anche una discesa del tasso di disoccupazione al 4,8%, percentuale che riflette l’aumento degli ‘inattivi’, ossia di coloro che, scoraggiati dalla situazione, hanno addirittura rinunciato alla ricerca di un lavoro. 

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