Con lo Smart working crollano gli affari da Porta Nuova a Citylife

da Giusy Chiricò
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C’è chi mette in dubbio che lo smart working abbia rivoluzionato in meglio la vita dei lavoratori. Per bar, rosticcerie, pizzerie, ristoranti, cresciuti all’ombra degli uffici nei grattacieli, il lavoro agile è invece “certamente” una sciagura. Il fatto è che anche in Fase 3 non battono cassa. Il paesaggio attorno all’architettura futuristica, soprattutto di Porta Nuova e Gioia, è desolante. La geografia umana continua ad essere a scarsa densità, come se il lockdown non fosse mai terminato. Piazza Gae Aulenti, sotto l’altissima UniCredit Tower, il quartiere generale del gruppo bancario, è poco frequentato.

E il deserto si prolunga nella sotterranea Porta Nuova Food District, il distretto del gusto a forma di emiciclo che fino a prima del lockdown raccoglieva di impiegati in pausa pranzo, attratti dalle proposte gastronomiche più varie. Adesso sedie e panche di legno sono quasi vuote. Prima della pandemia solo in vetrina c’erano in esposizione 140 panini, adesso solo una ventina. Il calo di attività è un po’ fisiologico in questo periodo perché qualcuno è in ferie ma non è mai stato così rilevante come quest’anno. Fra gli uffici in zona al momento si aggira solo il 25% dei lavoratori. Forse a settembre torneranno in presenza il 50%. Il timore è che per ritornare alla normalità si debba attendere il 2021.

Va un po’ meglio a CityLife ma solo perché lo shopping district e il parco pubblico aiutano a frenare l’emorragia di presenze. Anche se non si può fare il paragone con i numeri di gennaio quando in quest’area si aggiravano 6mila persone a pranzo. Era l’esercito di impiegati e professionisti che affollava la triade di grattacieli: il ‘Dritto’ è sede di Allianz, lo ‘Storto’ è headquarter di Generali, il ‘Curvo’ la base di Pwc. Molti hanno ancora l’ufficio a casa.

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