Commissione Ats Milano, al Trivulzio assenteismo e criticità interne durante emergenza

da Benedetta Maffioli
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Difficoltà a garantire il distanziamento all’interno della struttura, alto tasso di assenteismo del personale, scarsità di dispositivi di protezione individuale e l’assenza di piani e protocolli già stabiliti per affrontare una simile emergenza. 

Sono queste alcune criticità,  che la Commissione di verifica sul Pio Albergo Trivulzio, istituita dall’Ats di Milano, ha presentato oggi alla stampa, dopo aver analizzato oltre 1400 documenti che raccontano l’evoluzione del virus all’interno della struttura per anziani. 

Già alla fine di febbraio il virus circolava all’interno del Pat, entrato secondo gli esperti attraverso personale, visitatori e pazienti ambulatoriali  per poi propagarsi all’interno tra ospiti e pazienti, senza che le procedure di isolamento adottate dal personale medico siano riuscite ad arginare la diffusione in modo efficace. Ed è intorno alla seconda metà del mese di marzo che la propagazione interna del covid raggiunge il suo massimo. 

Nella relazione consegnata dalla Commissione di verifica sono presenti anche i dati riguardati la mortalità: che analizzano la differenza dei decessi dei primi quattro mesi di quest’anno rispetto ai morti che ci si sarebbe dovuti aspettare su base statistica. Ed è emerso che nei mesi di marzo e aprile, periodo in cui si è registrato il maggior numero dei decessi, il rapporto tra osservati e attesi: tra gli ultra 70enni si è rivelato più del doppio con 2,3 punti in più, quello nelle rsa del milanese quasi 4 volte in più e quello del Pio albergo Trivulzio quasi il triplo con 2,9. 

Alla base dei problemi evidenziati al Pat, si legge nella relazione, ci sono “difficoltà e ostacoli esterni” sommati ad “alcune criticità interne” alla struttura, che “non è sempre riuscita a dare adeguata applicazione alle procedure di tutela degli operatori durante l’emergenza da SARS-CoV-2”. Per i fattori interni, la Commissione cita “la scarsa disponibilità di Dispostivi di protezione individuale e la difficoltà di un loro reperimento, così come l’impossibilità di effettuare i tamponi nasofaringei.

Tra le criticità maggiori anche il problema dell’assenteismo del personale della struttura: circa il 57 per cento delle assenze, in alcuni reparti addirittura il 65 per cento, durante il periodo dell’emergenza, delle quali solo il 9 per cento giustificate per infortunio Covid, denunciate all’Inail, con la difficoltà dunque di aumentare i livelli di assistenza sanitaria agli ospiti che, secondo i protocolli, si dovrebbero intensificare nei casi di pandemia. 

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