Allarme della CGIL sull’occupazione: Milano è tornata ai livelli del 2015

da Giovanni Migone De Amicis
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La pandemia e il lockdown riportano Milano indietro di cinque anni sul fronte dell’occupazione. A dirlo è uno studio del Dipartimento del Mercato del Lavoro della CGIL, secondo il quale, a fine 2020, gli occupati tra i residenti in città sono scesi a quota 595mila. Una discesa di 22mila posti di lavoro bruciati rispetto al 2019, per un dato che si avvicina troppo ai 593mila del 2015, quando l’Expo diede avvio a un periodo d’oro per il capoluogo lombardo.

E sì che Milano, proprio a partire da Expo, aveva dato inizio a una scalata sul fronte dell’occupazione. Erano 593mila nel 2015, 603mila nel 2016, 609mila nel 2017, 615mila nel 2018, fino a raggiungere l’apice nel 2019, con 617mila occupati. Ora si è tornati giù, a quota 595mila. Dati pesanti che avrebbero potuto essere anche più allarmanti se non fossero intervenuti gli ammortizzatori sociali.

Le categorie a pagare il prezzo più alto sono state le attività legate al turismo, dal commercio agli alberghi, e i servizi, mentre, di contro, sono cresciuti i settori delle costruzioni, della tecnologia e delle attività finanziarie e assicurative. Segno che la città, nonostante tutto, è viva ed è pronta a ripartire appena sarà possibile.

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