Allarme dei medici e infermieri: ‘Non siamo pronti per una seconda ondata’

da Giusy Chiricò
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Ormai si teme apertamente la seconda ondata di contagi da coronavirus, con i numeri in crescita anche in Lombardia e il nuovo Dpcm nazionale che pone restrizioni ad alcune attività, come la chiusura alle 24 dei locali pubblici. La Lombardia, “capitale” italiana del covid per contagi, è pronta? Secondo circa 600 medici e infermieri, no.

La denuncia arriva attraverso una lettera-appello partita dalla zona di Bergamo, una delle più colpite. Ma a cui hanno aderito colleghi di altre province lombarde.

La richiesta è quella di affrontare al più presto la riforma della sanità regionale, svoltando verso quella territoriale, che durante la pandemia è stato forse il principale punto debole della “catena sanitaria”. Riconosciuto da tutti, anche dalla maggioranza al Pirellone, senza però che al momento sia stato posto un rimedio.

«Non basterà la disciplina della popolazione, ma servirà una risposta coordinata e lungimirante delle istituzioni. Quella messa in campo a oggi non è sufficiente»: queste le parole dei medici e degli infermieri che hanno scritto l’appello alla politica regionale. Un vero e proprio allarme. 

I racconti dei medici fanno capire che la medicina del territorio potrebbe continuare ad essere il “collo di bottiglia” in caso di una seconda ondata di contagi.

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