Sotto sequestro il campo nomadi di via Bonfadini, 33 arresti per traffico illecito di rifiuti

da Giovanni Migone De Amicis
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Camion carichi di rifiuti entravano nel campo nomadi abusivo di via Bonfadini e ne uscivano vuoti. Altri mezzi, invece, entravano vuoti ed uscivano carichi di ferro e di altri materiali rivendibili, separati dai rifiuti all’interno del campo. Tutto ciò che non era rivendibile, veniva scaricato per strada, costringendo Amsa a raccoglierlo due o tre volte alla settimana, con un costo per la collettività di oltre 100mila euro all’anno.

Questo lo schema portato alla luce dalla maxi operazione “Rifiuti Preziosi”, condotta dai sostituti procuratori Francesco De Tommasi e Sara Ombra, coordinati dalla procuratore aggiunto a capo della Direzione distrettuale Antimafia Alessandra Dolci.

L’indagine, durata circa sei mesi, con pedinamenti, controlli, appostamenti e telecamere, ha permesso di scoprire un traffico illecito di rifiuti che aveva la sua base proprio nel campo nomadi e valeva dalle prime stime un giro di affari di oltre un milione di euro all’anno. Così, all’alba di questa mattina, sono scattate le misure di custodia cautelare in carcere per trentatré persone. Sei sono abitanti del campo nomadi, gli altri sono invece imprenditori e persone che a vario titolo facevano parte dell’organizzazione criminale. I denunciati, in totale, sono 61.

All’associazione criminale, che faceva riferimento alla famiglia Cirelli, viene contestata anche un estorsione con l’aggravante del metodo mafioso ai danni di un imprenditore che aveva un cantiere edile nei pressi del campo, che sarebbe stato minacciato dal capofamiglia, Umberto Cirelli, affinché perché smaltisse il ferro attraverso il suo canale illegale.

Per il campo nomadi abusivo è scattato il sequestro e sono cominciate già oggi le operazioni di demolizione delle strutture interne. Per le famiglie che vi risedevano, i servizi sociali del Comune sono già entrati in azione, garantendo assistenza a tutte le persone fragili, anche in diversi hanno preferito rimanere autonomi, chiedendo aiuto a parenti e amici.

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