Covid, viola la quarantena per andare in farmacia e finisce a processo

da Giusy Chiricò
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Positivo al Covid, esce per andare in farmacia. Ora un 55enne milanese che, il 6 giugno, ha violato la quarantena obbligatoria comunicata dall’Ats ed è stato sorpreso in strada, «creando uno stato di pericolo di ulteriore diffusione del virus» rischia «l’arresto da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5 mila euro», dopo l’imputazione, che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura.

Secondo le testimonianze raccolte nel corso delle indagini, durante il periodo di quarantena, il 55enne si sarebbe allontanato più volte da casa, per comprare il giornale e portare a passeggio il cane. Per il pm, però, il caso non configurerebbe una violazione del testo unico delle Leggi Sanitarie, perché l’obbligo di quarantena non era stato comunicato all’imputato dal sindaco, come richiesto dal decreto legislativo del 25 marzo 2020 relativo alle «misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica».

Questo il motivo della richiesta di archiviazione presentata dal magistrato. Un’argomentazione che, secondo il gip, varrebbe solo per le violazioni avvenute nel corso della “Fase 1” della pandemia. Non nella “Fase 2” disciplinata, invece, dal decreto del 16 maggio, in base al quale spetta all’Autorità sanitaria in generale e non più al sindaco applicare la misura della quarantena obbligatoria. Inoltre, tale disposizione, finalizzata anche alla gestione tempestiva di un numero elevato di casi, non deve necessariamente avere una forma scritta ma può anche consistere in un avviso orale dato con una comunicazione telefonica o attraverso il medico curante.

L’uomo, quindi, che era stato avvisato dall’Ats il 26 maggio, una settimana dopo essere risultato positivo al tampone, per il giudice ha circolato liberamente «creando uno stato di pericolo di ulteriore diffusione del virus».

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