Gestiva le cosche siciliane da Voghera: (di nuovo) in manette il boss Mico Farinella

da Ermanno Bidone
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Estorsioni, furti, corruzione, trasferimento fraudolento di beni: il boss mafioso Domenico “Mico” Farinella, fedelissimo del capo dei capi, Totò Riina, continuava a comandare le cosche siciliane da Voghera sia dal carcere di massima sicurezza sia, soprattutto, dopo che, a seguito di un ricalcolo della pena basato sull’indulto, ha evitato l’ergastolo ed è uscito di prigione l’anno scorso dopo 26 anni. È quanto hanno scoperto i carabinieri a conclusione di un’indagine coordinata dall’Antimafia di Palermo che, all’alba, ha fatto scattare 11 misure cautelari.

I fermi, hanno spiegato gli inquirenti, si sono resi urgenti per bloccare l’oppressione mafiosa subita, secondo l’accusa, da diversi commercianti siciliani. Tra i fermati anche il figlio di Mico, Giuseppe, 27 anni, che porta il nome del nonno, detto “Peppino” Farinella storico boss delle Madonie e componente della commissione di Cosa nostra che decise le stragi del 1992 in cui morirono Falcone e Borsellino. Peppino Farinella morì nel 2017 nel carcere di Parma. Mico Farinella, invece, era stato condannato per un omicidio, per associazione mafiosa ed estorsione. Per lui i primi guai con la giustizia cominciarono a 20 anni, quando a Palermo aggredì il titolare di un pub per una bottiglia di champagne non pagata. Secondo le indagini della Dda di Palermo, nonostante fosse detenuto nel carcere di Voghera in regime di alta sicurezza, Mico Farinella sarebbe riuscito ad impartire gli ordini al figlio e tramite lui a tutti i sodali della cosca.

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