Femminicidio di Pavia, Nigro resta in carcere e la casa di Lidia sotto sequestro: nuovi accertamenti

da Ermanno Bidone
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La casa di via Depretis dove Lidia Peschechera è stata trovata morta mercoledì, uccisa da un giovane che aveva cercato di togliere dalla strada, resterà sotto sequestro ancora per un po’. La decisione delle Procura di Pavia lascia presupporre nuovi accertamenti nell’appartamento della 49enne strangolata e lasciata nella vasca da bagno per 5 giorni dal suo assassino. Lui, Alessio Nigro, formalmente residente a Casaletto Lodigiano con i genitori ma di fatto senza fissa dimora, resta nel carcere di Torre del Gallo, in attesa dell’interrogatorio di garanzia del Gip.

Un atto dovuto, anche se la sua versione dei fatti, l’ha già fornita dopo l’arresto, avvenuto alle prime ore di giovedì in un ostello di via Doria a Milano, dove aveva tentato di rifugiarsi per sfuggire alle ricerche. Al magistrato il 28enne, con problemi di droga e alcolismo che l’avevano condotto per alcuni periodi in comunità di recupero, ha confessato di aver stretto le mani attorno al collo di Lidia dopo un litigio, uccidendola. Poi di averla deposta nella vasca da bagno e di essere rimasto nell’appartamento con il cadavere della povera donna e cinque gatti da sfamare per più di tre giorni prima di darsi alla fuga.

Ha chiuso l’appartamento e se n’è andato, portando con sé, oltre alle chiavi di casa, i documenti di Lidia e le sue carte di credito con cui aveva prelevato del denaro. Ora gli inquirenti stanno cercando di far luce anche sulla sua relazione con la vittima. Forse Lidia l’aveva aiutato e accolto per spirito di carità, salvo poi accorgersi che quella persona forse non voleva davvero essere aiutata. E quando lo ha allontanato per i suoi modi violenti, lui è tornato e, al termine dell’ennesima lita, l’ha uccisa. 

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