Vigevano, il racconto del quartiere Brughiera nell’anno del Covid

da Paolo Barni
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La ex statale 494 divide la Brughiera dal resto di Vigevano: un pericoloso sottopasso e, più recentemente, un semaforo a chiamata, sono le barriere verso la città. La maggior parte dei residenti vive nelle case popolari. L’età media è molto alta. Il quartiere ha vissuto pesantemente la pandemia, e sia durante la prima che durante la seconda ondata qui si sono viste tante ambulanze e celebrati tanti funerali.

Il coronavirus è arrivato proprio quando dalla parrocchia erano arrivati segnali di rilancio per il quartiere: il teatro rimesso a nuovo; i lavori per il nuovo campo da basket e calcetto, terminato ad aprile e finora mai utilizzato. Particolare la situazione del teatro: un lavoro durato anni, per dotarlo della migliore tecnologia per luci, audio e video. Le compagnie arrivavano, e trovavano tutto a disposizione. Il 2020 sarebbe dovuta essere la stagione della consacrazione, con una gara fra le migliori compagnie amatoriali del nord Italia. Una rassegna bloccata dopo appena due spettacoli.

Le difficoltà del quartiere sono anche di tipo economico. Qui non si è mai navigato nell’oro, e i periodi di lockdown hanno dato un’ulteriore mazzata. Dalla crisi non si è salvato nemmeno il negozio di alimentari: una panetteria-salumeria ora diventata anche rivendita di frutta e verdura, perché il fruttivendolo si è arreso e ha chiuso.

La speranza, però, arriva ancora dalla parrocchia. Appena la pandemia finirà, si terrà un torneo di calcio per far arrivare qui squadre da tutta la città, come succedeva negli anni sessanta con la gara dei complessi musicali. È già tutto organizzato, basta dare il via. E si pensa anche a un torneo di basket. Perché l’obiettivo è di rilanciare il quartiere puntando tutto sui giovani.

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