Caro energia, boom di richieste di taglio di alberi al Parco del Ticino

scritto da: Stefano Galimberti | 15 Novembre 2022

Il prezzo della legna vola e al Parco del Ticino è boom di richieste di taglio di alberi nei boschi di proprietà privata che si trovano all’interno dell’area protetta. Dagli uffici dell’ente a Magenta raccontano che gli anni scorsi, alla riapertura della stagione del taglio le richieste arrivavano alla spicciolata.

E, anzi, negli ultimi due anni le istanze, che in epoca pre Covid si aggiravano sulle 900 l’anno, erano scese a una media di 650. Ora invece le domande arrivate via mail sono già a decine. E alla Dogana di Tornavento, dove c’è uno sportello di ricevimento, gli appuntamenti sono già esauriti fino a circa metà novembre.

Il rischio è che la storia si ripeta: negli inverni durante la Seconda Guerra Mondiale gran parte dei boschi lungo il Ticino furono tagliati, in parte per ragioni belliche, in parte perché la popolazione aveva bisogno di legna per scaldarsi. Ora è una nuova guerra a mettere a rischio questi ecosistemi, ultima traccia delle foreste che ricoprivano un tempo la Pianura Padana.

L’obiettivo del Parco è scongiurare tagli incontrollati e riuscire, invece, a governarli, preservando il capitale naturale, trovando un punto di equilibro fra il diritto di proprietà e una gestione del bosco ecologicamente corretta “soprattutto adesso che non c’è più quella conoscenza fatta di tradizione che c’era un tempo” fanno notare dall’ente che, con un comunicato, ricorda ai proprietari di boschi di concordare i tagli con gli uffici.