Il ”Lampo di genio” di Philippe Halsman in mostra a Palazzo Reale

scritto da: Giovanni Migone De Amicis | 18 Giugno 2024

Mettete in fila i nomi che avete appena letto – e non sono nemmeno tutti – e provate a immaginare di averli tutti, nell’arco di pochi anni, davanti all’obiettivo della vostra macchina fotografica.

Poche persone hanno raccontato la storia come Philippe Halsman, fotografo che ha fatto la storia del ‘900 nel vero senso della parola. Davanti al suo obiettivo sono passati Capi di Stato, attori e attrici, cantanti, artisti e chi più ne ha, più ne metta. E oggi, 100 dei suoi capolavori arrivano a Milano, a Palazzo Reale, dove prosegue il grande percorso dedicato alla fotografia.

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Oltre ai volti dei soggetti, ci sono poi quelli che Halsman stesso decide di presentarci. Da un lato gli scatti più seri e profondi, rappresentati in primis dal primo piano di Albert Einstein divenuto celebre in tutto il mondo. O, ancora, l’allora procuratore Robert Kennedy, mentre è al lavoro.

Dall’altro lato, invece, Halsman cerca di far emergere il lato più leggero ed ironico della persona che si ritrova a fotografare. Provate a immaginarvi la scena: state per scattare una foto al vicepresidente degli Stati Uniti Richard Nixon e all’improvviso gli chiedete saltare. E lui – complice la vostra autorevolezza – lo fa.

È quella che lo stesso Halsman ha definito Jumpology, lo studio del salto. Già, perché nel Salto, diceva Halsman, il soggetto, in un’improvvisa esplosione di energia, sconfigge la gravità. In un solo istante, non riesce più a controllare le sue espressioni, i suoi muscoli.

Ed è lì che la sua maschera cade e il vero diventa visibile. Al fotografo non resta che catturarlo con la fotocamera. E così da Audrey Hepburn ai duchi di Windsor, tutti finiscono con togliersi le scarpe e semplicemente saltare, rivelando cosa si nasconde dietro la loro maschera.

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Le sue fotografie sono frutto di una creatività vulcanica e delle sinergie che scattano nell’incontro con grandi e illustri amici. Come, ad esempio, Salvador Dalì, con cui realizza una serie di ritratti in cui l’artista e il fotografo si fondono magicamente realizzando una serie straordinaria di immagini, tra set costruiti ad hoc, gatti e sedie lanciate in aria e il famoso baffo dell’artista spagnolo a fare da protagonista.

Tutti, alla fine, si prestano al “gioco” di Halsman. D’altronde è anche l’uomo che ha voluto raffigurare sé stesso mentre omaggia la moda, raffigurato però come un semplice paio di gambe femminili sormontate da un cappello.

Tra ironia e critica sociale, le sue opere arrivano a Milano, a coronare il percorso delle esposizioni fotografiche di Palazzo Reale. Un percorso che non si esaurirà qui.

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