Alla Triennale per interrogarsi sull’ignoto che ancora non conosciamo

scritto da: Giovanni Migone De Amicis | 19 Luglio 2022

Unknown Unknowns. Che, in italiano, potrebbe grossolanamente tradursi con Incognite sconosciute. Già a partire dal titolo, la 23ª Esposizione Internazionale di Triennale Milano, attiva inevitabilmente i recettori della curiosità umana. Chiunque, davanti a un mistero è portato a interrogarsi. Figurarsi quando quel mistero non è ancora stato scoperto e catalogato come tale.

L’esposizione ha aperto da appena tre giorni e nel primo fine settimana ha dimostrato ancora una volta quanto il Palazzo dell’Arte di viale Alemagna rimanga un punto di riferimento per il design e l’architettura a livello internazionale. E continuerà a farlo fino all’11 dicembre prossimo. La 23ª Esposizione Internazionale affronta dunque il tema dell’ignoto, interrogandosi sui misteri del mondo conosciuto e aprendo uno spazio di riflessione su “quello che non sappiamo di non sapere”, proponendo uno sguardo nuovo sullo sconosciuto, inteso come occasione di indagine: dall’universo più lontano alla materia oscura, dal fondo degli oceani all’origine della nostra coscienza. L’ignoto diventa così una dimensione da vivere, non più in antagonismo con ciò che non conosciamo, ma come elemento di stupore di fronte alla vastità di ciò che ci sfugge.

A fare da cornice all’esposizione principale, sono le mostre e i progetti, sempre incentrati sul mondo dell’ignoto, che coinvolgono 400 artisti, designer, architetti, provenienti da più di 40 paesi. Sono infatti 23 le partecipazioni internazionali, con una forte presenza del continente africano, rappresentato da sei distinti padiglioni nazionali. Ma un focus importante è stato dedicato anche all’Ucraina, a cui è stato dedicato uno spazio all’interno dello scalone brutalista del Palazzo dell’Arte.

Oltre a quella tematica, la 23ª Esposizione Internazionale ospita altre due grandi mostre: Mondo Reale, ideata da Hervé Chandès, Direttore Artistico Generale della Fondation Cartier pour l’art contemporain, e La tradizione del nuovo, curata da Marco Sammicheli, Direttore del Museo del Design Italiano di Triennale. Un luogo in cui riscoprire l’inventiva e la spinta di cui il design italiano ha da sempre dato prova, dimostrando di non temere l’innovazione. E dunque l’ignoto. L’Esposizione Internazionale di Triennale Milano si conferma così una piattaforma di dialogo e ricerca, un’occasione di scambio e incontro che coinvolge artisti, designer, architetti, curatori, scuole e collettivi, ma anche istituzioni culturali, musei e istituti di ricerca provenienti da tutto il mondo.