Lo spettacolo in presidio davanti alla Scala, Alberto Veronesi suona la Bohème di Puccini

da Giovanni Migone De Amicis
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Il pianoforte suona sui sampietrini, mentre a pochi metri un tram passa sferragliando. All’ombra della Scala, è andato in scena il concerto per chiedere la ripartenza del settore culturale, chiuso di fatto per l’emergenza Covid, con i lavoratori dello spettacolo messi a dura prova.

Ad organizzarlo, il direttore d’orchestra Alberto Veronesi, che per l’occasione ha suonato al pianoforte l’ultima aria del primo atto della Boheme di Puccini, accompagnato dalle voci del tenore Vitaliy Kovalchuk e della soprano Marina Nachkebiya, simbolicamente legati da delle corde, a rappresentare la condizione di strangolamento del settore in un settore in cui, secondo il maestro, imperversa la povertà culturale.

Un appello a riaprire i luoghio della cultura chiusi dal Covid, ma anche un invito a ripensare un settore in cui il precariato è ancora troppo forte. Non a caso, la scelta è caduta sulla Boheme di Puccini, in cui un poeta e una sarta nella Parigi del 1830 si esprimono il loro reciproco amore, raccontando al contempo la propria estrema povertà.

Sulle aperture previste per il prossimo 26 aprile, con il possibile passaggio in zona gialla della Lombardia, Veronesi ha tenuto a specificare che, da un punto di vista sanitario, potrebbero essere addirittura premature. “Serve vaccinare tutti gli over 70, almeno con la prima dose – ha concluso – per poi aprire di più e tutta la filiera culturale in modo stabile”.

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